
Al fianco dei cristiani in Terra Santa
In occasione dell'annuale Colletta per la Terra Santa, la Congregazione per le Chiese Orientali ha indirizzato in questo tempo di Quaresima una lettera ai vescovi di tutto il mondo. Il documento - firmato dal cardinale prefetto Leonardo Sandri e dall'arcivescovo segretario Cyril Vasil'- raccomanda il sostegno della Chiesa universale ai cristiani d'oriente, che portano la responsabilità di custodire i luoghi delle origini della nostra fede e ancor più di essere essi stessi i testimoni viventi di quelle origini. Il giorno scelto dai Pontefici per l'importante iniziativa di fraternità è il Venerdì Santo. Le singole diocesi potranno trovare altri momenti consoni ad esprimere la possibile sollecitudine verso la Chiesa latina e le altre Chiese cattoliche orientali operanti nella Terra della Redenzione. È un dovere di gratitudine a Cristo e alla Chiesa collaborare perché la celebrazione dei misteri della salvezza sia garantita là dove ebbe inizio l'annunzio del Vangelo.L'attesa quaresimale della Pasqua del Signore è una occasione propizia per sensibilizzare l'intera Chiesa Cattolica a favore della Terra Santa, promuovendo particolari iniziative di preghiera e di carità fraterna. Rivolgo, perciò, un cordiale invito a tutte le comunità ecclesiali affinché si pongano al fianco dei cristiani di Gerusalemme, Israele e Palestina, come dei Paesi circostanti, Giordania, Siria, Libano, Cipro, Egitto, i quali compongono insieme quella Terra benedetta. Il Figlio di Dio fatto uomo, dopo averla attraversata per annunciare il Regno ed aver confermato la parola con prodigi e segni (cfr. At 2, 22), è salito alla Santa Città per immolare Sé stesso: ha patito, è morto sulla Croce, è risorto e ci ha donato lo Spirito. Da allora ogni cristiano ritrova se stesso in quella Città e in quella Terra. Ciò è possibile perché ancora oggi i pastori posti dal Signore Gesù vi raccolgono i fratelli e le sorelle nella fede a celebrare l'amore di Colui che "fa nuove tutte le cose" (Ap 21, 5).
La Congregazione per le Chiese Orientali ricorda ai vescovi del mondo intero la costante richiesta di Papa Benedetto XVI affinché sia generosamente sostenuta la missione della Chiesa nei Luoghi Santi. È una missione specificamente pastorale, ma nel contempo offre a tutti indistintamente un encomiabile servizio sociale. Così cresce quella fraternità che abbatte le divisioni e le discriminazioni per inaugurare sempre di nuovo il dialogo ecumenico e la collaborazione interreligiosa. Ciò costituisce un'ammirevole opera di pace e di riconciliazione, tanto più necessaria oggi, preoccupati come siamo col Santo Padre "per le popolazioni dei Paesi in cui si susseguono tensioni e violenze, in particolare la Siria e la Terra Santa" (Discorso agli Ambasciatori presso la Santa Sede, 9 gennaio 2012). Ed anche in seguito Sua Santità ha pregato accoratamente per la Siria, rinnovando "il pressante appello a porre fine alla violenza... per il bene comune dell'intera società e della Regione" (Angelus, domenica 12 febbraio 2012).
Il giorno che i Sommi Pontefici hanno scelto per la Collecta pro Terra Sancta è il venerdì che precede la Pasqua, anche se ogni comunità potrà scegliere altra opportuna circostanza per proporre ai fedeli la solidale iniziativa. Il Venerdì Santo quest'anno sembra interpretare ancor più le necessità dei pastori e dei fedeli, le quali sono racchiuse nelle sofferenze di tutto il Medio Oriente. Per i discepoli di Cristo le ostilità sono il pane quotidiano che alimenta la fede e talora fanno risuonare l'eco del martirio in tutta la sua attualità. L'emigrazione cristiana è acuita dalla mancanza di pace, che tenta di impoverire la speranza, mutandosi nella paura di essere soli davanti ad un futuro che sembra non esistere se non come abbandono della propria patria. Come per l'evangelico chicco di frumento (cfr. Gv 12, 24), la fatica dei cristiani di Terra Santa prepara senz'altro un domani di bene, ma chiede oggi di sostenere scuole, assistenza sanitaria, necessità abitative, luoghi di aggregazione e tutto quanto ha saputo suscitare la generosità della Chiesa. Quanta fede scopriamo nei giovani, desiderosi di testimoniare le beatitudini, amando i loro Paesi nell'impegno per la giustizia e per la pace con i mezzi della non violenza evangelica. Quanta orgogliosa fede, quanta fermezza, ci viene trasmessa da chi proferisce parole di riconciliazione e di perdono, sapendo di dover rispondere in tal modo alla violenza e talora al sopruso.
Abbiamo il dovere di restituire il patrimonio spirituale ricevuto dalla loro millenaria fedeltà alle verità della fede cristiana. Lo possiamo e lo dobbiamo fare con la nostra preghiera, con la concretezza del nostro aiuto, con i pellegrinaggi. L'Anno della Fede, nel cinquantesimo del concilio Ecumenico Vaticano II, fornirà motivazioni singolari per muovere i nostri passi verso quella Terra, peregrinando ancor prima col cuore tra i misteri di Cristo in compagnia della Santa Madre del Signore. Il prossimo Venerdì Santo, attorno alla Croce di Cristo, ci sentiremo insieme a questi nostri fratelli e alle sorelle: la solitudine che talora si affaccia fortemente nella loro esistenza sia vinta dalla nostra fraternità. Ed essi possano proclamare nella serenità del corpo e dello spirito che "Gesù è il Signore" (At 11, 20), affinché "la porta della fede" (At 14, 27) continui a spalancarsi proprio da quella Terra ad assicurare il perdono e la bontà di Dio per l'intera famiglia umana.
La nostra Congregazione si fa portavoce della gratitudine che Papa Benedetto XVI esprime ai pastori, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai giovani e a quanti si prodigano per la Terra di Gesù. Ed è sicura di interpretare il grazie della Diocesi patriarcale di Gerusalemme, della Custodia Francescana e delle locali Chiese Orientali Cattoliche.
Con l'augurio migliore nella gioia del Signore Crocifisso e Risorto.
(©L'Osservatore Romano 2 marzo 2012)
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La Corea del Nord accetta
una moratoria sul nucleare
PYONGYANG, 1. Positivi segnali di disgelo a nord del 38º parallelo. Con una decisione che potrebbe innescare una vera e propria svolta nei rapporti con l'Occidente e più in generale con la comunità internazionale, la Corea del Nord ha accettato ieri la sospensione di test nucleari, lancio di missili a lungo raggio e arricchimento dell'uranio nell'impianto di Yongboyn, il cuore del programma nucleare del regime comunista di Pyongyang, dando inoltre il via libera all'ingresso degli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea). Il sì alla moratoria - in un Paese dove circa la metà dei 25 milioni di abitanti soffre la fame - è stato sbloccato dall'impegno di Washington all'invio di consistenti aiuti umanitari per l'isolato regime del presidente Kim Jong Un che, a sole due settimane dalla sua presa del potere, sembra così voler condurre il regime comunista fuori da quel cono d'ombra diplomatico in cui da anni è avvolto.
La moratoria secondo il ministero degli Esteri di Pyongyang è legata a una precisa richiesta degli Stati Uniti ed è tesa a "mantenere un'atmosfera positiva" in quelli che vengono descritti come colloqui bilaterali "di alto-livello" con Washington. E gli Stati Uniti - ha precisato il ministero nordcoreano - in cambio della moratoria hanno promesso di fornire 240.000 tonnellate di aiuti alimentari con la prospettiva di intensificare il loro apporto e di dare priorità, una volta ripresi i colloqui a sei, allo stop alle sanzioni contro il regime.
La decisione di Pyongyang apre un cruciale spiraglio per la ripresa dei negoziati sul disarmo nordcoreano con Corea del Sud, Stati Uniti, Giappone, Russia e Cina. Colloqui che il regime comunista abbandonò nell'aprile del 2009, facendo ripiombare la questione nel silenzio. "Spero che l'impegno espresso dalla Corea del Nord a intraprendere alcuni passi iniziali sarà attuato attraverso la denuclearizzazione della penisola": così si è espresso il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, in una nota diffusa al Palazzo di Vetro. L'ex ministro degli Esteri sudcoreano considera incoraggiante la ripresa del dialogo tra Stati Uniti e Corea del Nord e si compiace dei progressi registrati dopo i recenti colloqui a Pechino. Ban Ki-moon incoraggia le parti interessate a intensificare i loro sforzi per risolvere le questioni in sospeso con mezzi pacifici, sottolineando tuttavia l'urgenza di soddisfare al più presto le esigenze umanitarie delle fasce di popolazione più vulnerabili del Paese.
La Casa Bianca considera la moratoria nucleare nordcoreana come "un primo positivo passo", davvero benvenuto ma che "deve essere seguito da azioni concrete". "Si tratta certamente di uno sviluppo notevole, ma abbiamo bisogno di concentrarci su azioni, come pure gli accordi", ha affermato il portavoce Jay Carney. Giappone e Corea del Sud danno il benvenuto all'annuncio sulla moratoria nucleare decisa dalla Corea del Nord. Per Tokyo si tratta di un passo importante, mentre Seoul auspica che Pyongyang faccia ulteriori progressi nei colloqui sul disarmo. Anche il ministero degli Esteri cinese ha espresso oggi in un comunicato la sua soddisfazione per la decisione della Corea del Nord sulle sue attività nucleari e la contestuale ripresa degli aiuti alimentari americani. La Cina "si congratula per il miglioramento delle relazioni tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti e per il loro contributo al mantenimento della pace nella penisola coreana". Dal canto suo, la Russia ha accolto favorevolmente la decisione di Pyongyang di sospendere gli elementi chiave delle sue attività nucleari, definendo l'accordo con gli Stati Uniti un passo avanti verso una ripresa dei colloqui a sei.
(©L'Osservatore Romano 2 marzo 2012)
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Boccata di ossigeno
per il credito
FRANCOFORTE, 1. Esito superiore alle attese per la seconda asta di rifinanziamento a tre anni indetta ieri dalla Banca centrale europea (Bce). Oltre ottocento istituti hanno ottenuto circa 530 miliardi di euro: una boccata di ossigeno per il sistema creditizio. Segno che Francoforte ha capito la lezione della Fed di Bernanke e agisce in maniera sempre più decisa contro la crisi globale.Il prestito triennale illimitato, offerto da Francoforte alle banche europee al tasso agevolato dell'un per cento, ha totalizzato ieri 529,5 miliardi, superando i 490 miliardi di dicembre. Un quarto dei fondi è andato alle banche italiane, capitanate dalla maxi-sottoscrizione (24 miliardi) di Intesa Sanpaolo. È stata una "pioggia di denaro" che - secondo gli esperti - potrebbe evitare una stretta creditizia di lungo periodo. Negli auspici, la seconda Long-Term Refinancing Operation della Bce dovrebbe rilanciare il credito all'economia, favorire la patrimonializzazione delle banche e dare respiro ai titoli di Stato. Molte banche, messo al sicuro il funding per i prossimi mesi, possono ora impiegare le risorse per sottoscrivere bond governativi, che poi tornano alla Bce a garanzia di ulteriore liquidità. Un'operazione che genera ampi margini d'interesse e che - negli auspici di Francoforte - mira anzitutto a rafforzare il capitale. L'iniezione netta delle due aste è stata di 520 miliardi (vanno sottratti i fondi rientrati a scadenza alla Bce). Con la mossa di ieri la liquidità in eccesso nel sistema bancario europeo sfonda ogni record attestandosi a 850-900 miliardi (stima Reuters), cifra che mette le misure di Francoforte sullo stesso piano di quelle dispiegate dalla Federal Reserve americana.
Sulla scia del successo della prima operazione, riconosciuto anche se con ritardo da mercati e autorità (l'Euribor, il prezzo al quale le banche si scambiano denaro senza copertura di garanzie, è sceso sotto l'un per cento per la prima volta in tredici mesi), la seconda operazione ha attratto 800 banche, in deciso aumento dalle 523 di dicembre. Merito dell'ampliamento della platea delle garanzie che la Bce ha deciso di accettare per favorire l'accesso degli istituti di credito minori, e facilitare il credito alle piccole e medie imprese. A partecipare sono state soprattutto le banche più piccole.
A differenza della prima tornata trapela inoltre una partecipazione ampia da parte di Paesi tutt'altro che sotto stress da debito. L'Italia si conferma in prima linea: dai circa 116 miliardi aggiudicati a dicembre, le banche italiane hanno alzato a ben 139 miliardi - un quarto del totale - l'incasso di fondi Bce di febbraio. Con un bilancio Bce lievitato a livelli record, la palla passa ora ai Governi. Chiamati a risanare i rispettivi bilanci e rilanciare la crescita rendendo le economie più dinamiche.
Al momento - dicono gli analisti - la Bce non ha in mente nuove operazioni di prestiti a tre anni, anche se nulla è del tutto escluso: tutto dipende dall'evoluzione dello scenario economico. Le due operazioni di rifinanziamento sono sempre state votate all'unanimità da parte del Consiglio direttivo. Di recente, però, è sorto qualche dissenso da parte della Bundesbank, che non ha mancato di sottolineare i rischi di condizioni troppo generose nei prestiti alle banche. Resta quindi ancora da capire quali saranno le successive mosse di Francoforte. In effetti, come recita ogni mese il presidente Draghi, "l'incertezza è elevata".
(©L'Osservatore Romano 2 marzo 2012)
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Duecento anni di cultura
ridotti in cenere
di ROSSELLA FABIANI Milioni di pagine di volumi antichi sono bruciati davanti agli occhi allibiti e smarriti dei passanti. E un patrimonio librario inestimabile è andato perso per sempre. Durante gli scontri che per giorni hanno sconvolto la città del Cairo, le fiamme hanno avvolto anche il palazzo che ospitava il celebre Istituto d'Egitto voluto e fondato da Napoleone Bonaparte. Dal 1798 le sue sale hanno accolto studiosi provenienti da tutto il mondo che sapevano di poter leggere nella ricchissima biblioteca documenti introvabili altrove.I giornali stranieri ne hanno dato notizia denunciando - come ha fatto "Liberation" - la gravità di quanto è accaduto e riportando le assicurazioni del Governo che prometteva di trovare e di dare la giusta punizione ai colpevoli. Parole rimaste senza seguito, finora.
Ma al di là degli interrogativi le cause e le responsabilità di questo scempio - nessuno si spiega come mai l'intervento dei vigili del fuoco, che hanno la loro caserma nel palazzo del Mogamma proprio di fronte all'istituto dall'altro lato della strada, sia arrivato dopo circa un'ora - quello che resta adesso è soltanto un cumulo di macerie e di libri bruciati. Un numero incalcolabile di documenti, di ricerche, di studi e di volumi che erano stati compilati e raccolti in più di duecento anni che sono ridotti in cenere e che nessuno potrà mai più ricostruire.
È una perdita comparabile a quella provocata dal grande incendio che distrusse nel 642 la celebre biblioteca di Alessandria. Quel rogo fu appiccato per ordine del califfo Omar dalle truppe arabe che avevano appena conquistato l'Egitto. Su quello del Cairo si possono avanzare soltanto dei sospetti.
Napoleone aveva deciso ancora prima d'imbarcarsi sull'Orient, la nave che lo portò ad Alessandria, prima tappa della sua spedizione, di fondare un istituto - sul modello dell'Istituto Nazionale di Francia di cui lui stesso era membro - formato dalle menti eccellenti dell'epoca. Al di là delle ragioni strategiche della campagna coloniale napoleonica (1798-1801) - un'impresa militare e scientifica simile soltanto a quella di Alessandro Magno in Asia - l'antica terra dei faraoni diede poi un lustro e una fama insperata alla terra di Francia. Roma vinse su Atene ma fu conquistata culturalmente dai greci; anche i francesi vennero conquistati dalla conoscenza e dalle antichità egizie.
Subito, una volta arrivato al Cairo dopo la famosa Battaglia delle Piramidi del 21 luglio 1798, Napoleone incaricò due dei tanti scienziati che aveva portato con sé - il chimico Claude Louis Berthollet e il fisico Gaspard Monge - di dare vita a quello che sarebbe diventato l'Istituto d'Egitto.
I due scelsero il grande palazzo di Hassan Kashif e il giardino di Qassim Bey come sede principale dell'istituto che era diviso tra vari villini in uno dei più eleganti quartieri del Cairo presso Bulaq, vicino al Nilo, circondato all'epoca da sontuosi parchi e laghi artificiali. Berthollet e Monge scelsero anche i primi membri e ne approvarono lo Statuto che Napoleone firmò il 22 agosto 1798.
È da quel momento che comincia la vita dell'istituto. La prima riunione si tiene il giorno dopo: Monge viene eletto presidente, Napoleone conserva per sé la carica di vicepresidente. L'incontro ha luogo proprio nel palazzo di Hassan Kashif, che allora si trovava ancora nel quartiere di El-Nasria (poi diventato Scuola Sanieh) e l'evento è immortalato in uno schizzo di Jean Protain. Molti dei personaggi sono riconoscibili, anche perché un altro artista che prese parte alla spedizione, André Dutertre, fece in seguito il ritratto di quasi tutti i membri dell'istituto.
Oltre a Napoleone, si possono riconoscere Nicolas Conté con la benda sull'occhio, il generale Caffarelli con la gamba di legno, come pure Fourier, Dolomieu il più alto, Monge, Berthollet, Louis Costaz con gli occhiali e Protain stesso seduto in fondo alla stanza che disegna per immortalare la scena.
I campi di ricerca fissati dall'istituto furono organizzati in quattro sezioni: matematica, fisica (storia naturale e medicina), economia politica e letteratura e arti. Oltre a intellettuali e a studiosi egiziani, i membri provenivano per la maggior parte dalla Commissione delle Scienze e delle Arti, formata da ben 167 studiosi, che tutti, tranne sedici, parteciparono alla spedizione e che diedero poi vita alla celebre Description de l'Égypte, anch'essa bruciata dalle fiamme che hanno avvolto il palazzo.
Una volta arrivati al Cairo questi matematici, ingegneri, astronomi, naturalisti, geografi, architetti, pittori, artigiani, scultori, uomini di lettere, stampatori in caratteri latini, greci e arabi, si misero al lavoro producendo una quantità incredibile di documenti, animati da un entusiasmo e da una competenza che colpì profondamente gli uomini di cultura locali. Nicolas Conté, un inventore geniale, costruì ex-novo tutti gli strumenti persi nel naufragio del vascello Patriote che faceva parte della spedizione e costruì anche fabbriche per la produzione di polvere da sparo e di palle da cannone.
Il chimico Berthollet (inventore della candeggina) studiò la formazione della soda; lo zoologo Etienne Geoffroy Saint-Hilaire realizzò un piccolo zoo privato nel giardino di casa e iniziò uno studio sistematico dei pesci del Mar Rosso e del Nilo (scoprì il raro Polypterus bichir), ma ad appassionarlo furono le mummie degli animali e il culto a essi riservato nel periodo faraonico.
L'ornitologo Savigny partì in missione al lago Menzaleh dove studiò fenicotteri, avocette e aironi e descrisse per la prima volta la ninfea blu, mentre i geologi Guy-Sylvain, Dolomieu e Cordier studiarono il delta del Nilo.
Tanti furono gli studi in cui si lanciarono quel manipolo di sapienti e i loro successori e che erano conservati nelle sale dell'istituto: dai miraggi nel deserto ai laghi di sale, dall'anatomia dell'ibis sacro ai lavori sull'evoluzione del pensiero scientifico, dalle iscrizioni latine ritrovate ad Alessandria alle diverse tombe arabe del cimitero di Assuan, dalla composizione della popolazione in Egitto in epoca Saita all'iscrizione di Arsinoe Filadelfo sulla colonna pompea, dai papiri aramei scoperti a Hermopolis-Ovest a un trattato di agricoltura composto per un sultano yemenita del XIV secolo, dalla traduzione di iscrizioni funerarie cufiche ritrovate ad Alessandria al culto di san Giovanni Battista.
Raccogliere reperti, catalogare specie sconosciute ed esplorare rovine in parte sommerse dalla sabbia fu un'esperienza entusiasmante per gli studiosi dell'epoca. Costaz, alla guida di una delle due commissioni incaricate di studiare l'Alto Egitto che era ancora sconosciuto, analizzò le raffigurazioni delle tombe private che mostrano gli antichi attrezzi agricoli. Altri si concentrarono sulle abitudini, sul lavoro e sui costumi degli Egizi. Fourier, a capo dell'altra commissione in Alto Egitto, studiò i dipinti astronomici di alcuni monumenti. Il più celebre di tutti è quello del tempio di Dendera.Libri, collezioni di manufatti di piccole dimensioni, papiri, minerali, reperti di flora e di fauna disegni e note, tutto era conservato nelle stanze dell'istituto. Questi lavori vennero in un primo momento pubblicati su vari giornali, ma presto fu creato un organo ufficiale dell'istituto: le "Mémoires sur l'Égypte". E molti suoi articoli finirono poi nella celebre Description de l'Égypte.
Un'avventura straordinaria perché la messe di scoperte, di studi e di rilevamenti compiuti da quegli uomini di scienza nel corso dei 38 mesi passati nella terra dei faraoni fu ricchissima e portò anche a nuove scoperte, compresa quella della Stele di Rosetta e dello Zodiaco di Dendera. Temerario, per l'epoca, fu il lavoro di due giovani ingegneri, Prosper Jollois e Edouard Villiers du Terrage, che avevano 22 e 19 anni e che si recarono in Alto Egitto sotto scorta militare. Avevano solide basi di disegno e misurarono tutti i principali templi. Quando nel 1801, l'Istituto d'Egitto cessò di esistere, gli studiosi che lo componevano continuarono i loro studi e le loro ricerche fino a che - siamo ormai nel 1836 - venne fondata l'Egyptian Society grazie al console britannico Walne. Indipendentemente dall'Egyptian Society, il Paese vide nascere nel 1842, l'Association Littéraire d'Egypte. Due uomini, l'inglese Henri Abbot e il francese Prisse d'Avennes si sono impegnati da soli a crearne le basi. Nel 1859, esattamente il 6 maggio, sotto la spinta del viceré d'Egitto, Mohammed Said Pascià, e per iniziativa di un gruppo di uomini di cultura tra i quali Jomard, sopravvissuto della Commissione delle Scienze delle Arti di Bonaparte, Mariette, Koenig, Schnepp, Pereira e altri, si costituì ad Alessandria l'Institut Egyptienne per continuare le tradizioni del suo predecessore, l'Istituto d'Egitto, e per continuarne l'opera. Lavorando in tutti i campi della scienza, delle arti e delle lettere, l'Istituto egiziano ebbe tra i suoi membri molti altri personaggi illustri.
Trasferito al Cairo, nel 1880, l'Istituto egiziano nel 1918 per decreto di sua altezza il sultano Ahmed Fouad, diventato più tardi sua maestà Fouad I, il re mecenate, riprese il suo titolo originario e divenne di nuovo l'Istituto d'Egitto.
Risistemato all'inizio degli anni Cinquanta, l'istituto teneva delle riunioni mensili regolari da novembre a maggio. Gli intellettuali egiziani e stranieri vi tenevano le loro conferenze che in tutti i campi dovevano costituire un apporto alla scienza e favorire la conoscenza. Negli anni Cinquanta, la biblioteca dell'istituto era già una delle più ricche d'Egitto: aveva 40 mila volumi, oltre alle pubblicazioni dei periodici. Era frequentata ogni giorno da un pubblico di studiosi e di ricercatori, sicuri di trovarvi una preziosa documentazione. L'istituto pubblicava un Bullettin Annuel e delle Mémoires. Il Bollettino comprendeva i testi delle conferenze e i resoconti delle riunioni.
Sia il Bollettino che le Memorie costituivano una base di scambio con le pubblicazioni di circa trecento altre società culturali di tutto il mondo. Per avere un'idea dell'importanza dei lavori realizzati quasi duecento anni fa, basti dire che quell'imponente materiale scientifico era ancora oggi oggetto di studio prima che le fiamme lo distruggessero. Aline Raynal, del Museo di Storia Naturale di Parigi, studia la biologia riproduttiva della Striga buchnera, una pianta parassita delle colture di cereali del Sahel, scoperta e descritta da Raffeneau-Delile, il ventiduenne botanico della spedizione. Leonard Ginsburg, del laboratorio di Paleontologia del Museo, studia le mummie dei gatti portate a Parigi per valutare le modificazioni dell'encefalo nel corso dell'evoluzione. Andrè Raymond, docente all'università di Provenza, ha potuto compiere studi sui quartieri di epoca fatimide del Cairo (969 - 1171) soltanto grazie a una mappa realizzata da Edme-Frannois Jomard, ingegnere-geografo della spedizione. Ma oggi di tutto questo tesoro d'informazioni rimane solo una montagna di cenere.
(©L'Osservatore Romano 2 marzo 2012)
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I giorni della locusta
Il profilo umano e professionale nonché la vasta esperienza editoriale di don Giuseppe Costa salesiano - giornalista, scrittore nonché specializzato in giornalismo in diverse università statunitensi e, dal 2007, direttore della Libreria Editrice Vaticana - sono raccontati da Maria Trigila nell'intervista Percorsi di editoria religiosa ed altro (Soveria Mannelli, Rubbettino, 2011, pagine 72, euro 10) con prefazione di Giuliano Vigini. Ne pubblichiamo due stralci: il primo di carattere storico e il secondo dedicato all'attualità e alle prospettive future del libro religioso nel complesso universo dell'editoria.
Com'è cambiata la tipologia aziendale editoriale? Ha qualche esempio da segnalare che ha conosciuto?
In effetti ho numerosi esempi da segnalare e qualcuno anche storico. Incomincio dall'esperienza di Rienzo Colla deceduto nel 2009 a Vicenza. Era un editore abituato a discernere dattiloscritti e idee. La sua attività non è di facile classificazione e certamente, nel momento attuale, in cui si tende al ricavo a ogni costo, essa non rientra in nessuna tipologia di azienda editoriale. Eppure i conti gli tornavano sempre. Non faceva tirature alte, duemila copie al massimo. E poi eseguiva tutti i lavori: dal correttore di bozze al fattorino, all'impiegato che spedisce la posta, e così via.
Così in tempi di editoria senza editori, di editoria condizionata, in tempi in cui la tendenza porta all'accorpamento dei piccoli e medi editori, Rienzo Colla può sembrare una sorta di esperienza finita?Non lo è. Incontrandolo si capiva immediatamente perché per fare libri, stamparli e anche venderli, prima servono le idee e poi il denaro. Essenziale per l'attività di Colla è stata soprattutto la presenza di don Primo Mazzolari, fino al punto che lo stesso don Primo sentirà addirittura il bisogno di scusarsi con i genitori di Colla, quasi lo avesse distolto da un'altra carriera e professione.
Quindi nel 1954 Colla iniziò la sua attività editoriale con un libro di Mazzolari?
Sì, La parola che non passa fu il primo libro de "La Locusta". Il nome fu preso a prestito dal cibo che, secondo il Vangelo, mangiava Giovanni il Battista.
Non sbagliamo se diciamo che l'assistenza e la consulenza di Mazzolari furono, nei primi anni, non solo incoraggianti ma essenziali alla vita della casa editrice?
Mazzolari ne fu indubbiamente la colonna portante non solo per l'ispirazione, il coraggio nelle scelte, quel piglio da avanguardia cattolica che la guidò fin dai primi passi, ma anche per l'importante e abbondante contributo dei suoi testi, che raggiungono quasi l'ottantina.
L'amicizia con don Primo Mazzolari per Colla significò anche un travaso della cultura e delle conoscenze mazzolariane.
È così che l'editore vicentino conobbe Simone Weil e altri appartenenti alla costellazione culturale francese. Valerio Volpini in occasione del trentennale dell'editrice ebbe a dire che nella storia de "La Locusta" c'è qualcosa di stranamente misterioso e paradossale: è il grano, il granello di senape, di cui parla il Vangelo; ma c'è anche la sollecitazione di Mazzolari a fare con generosità, con coraggio, con disponibilità e donazione assoluta. Io credo che se non ci fosse stato al fondo questo stimolo i problemi di carattere tecnico e finanziario, di programmazione e via discorrendo non avrebbero lasciato spazio al cammino, oggi più che trentennale, di un'editrice come "La Locusta".
Sfogliando il catalogo de "La Locusta" emerge il profilo di un'editrice che ha pubblicato testi rari per la nostra "piazza" culturale.
Rileggendo il suo indice, il catalogo, quei titoli, quei nomi sulle copertine bianche hanno, secondo me, assolto a un'operazione preziosa e urgente: restituire all'ecclesialità e, di riflesso, anche all'ecclesiologia che poi ne è maturata, in un processo ancora in atto, l'onore meritato. Uno sguardo al catalogo storico dell'editrice può darci anche un'idea concreta di ciò che "L'Osservatore Romano" del 23 agosto 1967 definì come una delle più intelligenti antologie del pensiero cattolico. La prima opera pubblicata fu La parola che non passa dello stesso don Primo Mazzolari. Vuoi perché don Primo si trovava in quel tempo in difficili relazioni con l'editoria tradizionale e istituzionale, vuoi per la disponibilità di Rienzo Colla, fatto sta che "La Locusta" con quasi ottanta titoli mazzolariani finirà col diventare la casa editrice di Mazzolari per antonomasia.II 12 febbraio 1954, in occasione della pubblicazione del suo volume, Mazzolari scrisse da Bozzolo, dove era parroco, una lettera a monsignor Zinato, vescovo di Vicenza, con cui accompagnava l'omaggio de La parola che non passa dicendo: "Un giorno l'avete fermata "d'autorità", senza neppure leggerla. E portava il regolare imprimatur della vostra curia. Ve ne scrissi allora, non per me, che sono abituato alle umiliazioni, ma per lo stampatore, che ci rimetteva parecchio senza colpa alcuna. Non mi avere risposto: e avete fatto bene se credete che un sacerdote perduto non meriti neppure la carità di una buona parola. Poi, il volume senza che io volessi, ha fatto la sua strada, e sento il dovere di presentarvelo. E un omaggio pulito e devoto: e se V. E. avrà la bontà di scorrerlo, troverà che l'amore alla Chiesa e la fedeltà ai suoi insegnamenti possono venir fuori incorrotti anche dal cuore e dalla mente del più povero prete, tanto più bisognoso d'equità e di benevolenza, quanto più grande è la sua povertà. Vi bacio la mano devotamente, don Primo Mazzolari".
Rienzo Colla ha dato così ampio spazio al libro religioso?
Sì. Dal 1955 in poi esce, sempre di Primo Mazzolari, Tu non uccidere che la rivista "Humanitas" defin' come "il più coraggioso libro contro la guerra apparso in Italia". Lo stesso anno il francescano Nazareno Fabbretti pubblica La sua parola e le nostre, una meditazione sui vangeli domenicali; viene poi tradotto Quel piccolo Ozanam di Henri Guillemin da Katy Canevaro. La stessa Canevaro, nel 1956, traduce sempre dal francese Preghiere del tempo della malattia di Stanislas Lyonnet. Nel 1957 viene presentata la prima Biografia in italiano di De Foucatild, fondatore dei Piccoli Fratelli di Gesù. Nello stesso anno è pubblicato La parrocchia di Primo Mazzolari a proposito del quale "L'Avvenire d'Italia" scrive: "Ci voleva un libro come questo per denunciare la crisi della parrocchia". L'anno successivo, è la volta di un libro di Divo Barsotti, il diario del viaggio in Terra Santa di un sacerdote che Carlo Bo definisce "uno degli spiriti più alti del nostro tempo". Nel 1959 David Maria Turoldo pubblica La parola di Gesù, mentre Valerio Volpini cura la pubblicazione di Un uomo solo di Georges Bernanos.
"L'Avvenire d'Italia" le definì le pagine peggiori di Bernanos.
Servirono soprattutto a rivelare il suo amore per la Chiesa: un amore tenerissimo, ma furibondo, l'amore di figlio libero e attivo, non di cortigiano calcolatore e supino.
"La Locusta" ha dedicato ampio spazio anche agli scritti di Jacques Maritain, Giuseppe Lazzati, Carlo Carretto.
Il 1962 si apre con un libro del futuro cardinale Giulio Bevilacqua, La parrocchia e i lontani, cui seguirono: Azione cattolica e azione politica di Giuseppe Lazzati e La fine del machiavellismo di Jacques Maritain. Nello stesso anno furono pubblicati: La virilità nella Chiesa del teologo Karl Rahner e La santità della povera gente, un dibattito fra padre Ernesto Balducci e fratel Carlo Carretto, che nel frattempo scrisse, a sua volta, Lettere dal deserto. Negli anni successivi, fino al 1970, troviamo, oltre a numerose pubblicazioni di don Primo Mazzolari, altri scritti di Divo Barsotti come Itinerario dell'anima a Dio; di Valerio Volpini Violenza anni '6o; di Charles Péguy Un uomo libero; di Léon Bloy Un cattolico credente e ancora volumi di Romano Guardini, Igino Righetti, Julien Green, Raimundo Panikkar, Ivan Illich, Marc Oraison, Neri Pozza, Giacomo Lercaro, Umberto Vivarelli e altri ancora.
(©L'Osservatore Romano 2 marzo 2012)
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Davanti al regista
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di GIAMPAOLO MATTEI È stato spudoratamente se stesso, nel bene e nel male, in un'epoca in cui si cerca di apparire e basta, prima ancora di essere. Lucio Dalla - scomparso improvvisamente in Svizzera nella mattina di giovedì 1° marzo, all'età di 69 anni - fa parte di una generazione di artisti che sembra non lasciare eredi. Non sono in molti ad avere la stessa voglia di cercare la verità, magari anche sbagliando strada. Ma cercarla distillando la proprie zone segrete per condividerle con la gente.Non lo conoscevo così bene da poter tracciare un suo profilo. Sicuramente in queste ore quanti gli sono stati vicini, e con lui hanno collaborato, possono contribuire, in modo più preciso, a ricordarlo come merita. Nel mio piccolo posso però condividere qualche ricordo.
Di Dalla porto sempre con me due lampi spirituali. Il primo ha come cornice il sagrato di una chiesa di Bologna. Ci conoscevamo, ma non così bene. Un rapporto iniziato con un'intervista sulle ragioni della fede e poi proseguito proprio perché il tema di quel colloquio non si esaurisce certo con una manciata di domande. Insomma, siamo nel centro di Bologna: mi afferra il braccio, resta un attimo in silenzio, come fosse sospeso in attesa che qualcosa arrivasse da chissà dove, e poi se ne esce con quel "Dio è il più grande regista di tutti i tempi, è insuperabile perché ha ispirato i Salmi, cioè un nuovo modo di comunicare la religiosità che affascina anche chi non crede". Sorpreso, gli chiedo la ragione del suo interesse per i Salmi. La sua risposta rivela che non si tratta della passione di un momento; c'è un lavorìo interiore: "Sono i primi video-clip della storia, sono sceneggiature, come sempre il Signore è avanti".
Così mi è sembrato naturale che, per la casa editrice salesiana Ldc, Dalla abbia messo in musica proprio i Salmi. Ci teneva a dire, lo ricordo bene, che si era accostato a quel lavoro "in maniera laica senza dimenticare di essere credente". Prevenendo l'inevitabile richiesta di chiarimenti, con quel suo fare sempre un po' clownesco, ma con un fondo di fine sensibilità e di spessore umano, mi dice che per lui "sotto ogni forma d'arte c'è Dio e l'arte stessa è un dono divino che unisce la gente e la fa vibrare".
L'incontro davanti alla chiesa bolognese sta per terminare. Dalla ha fretta, lo sta aspettando un impegno di lavoro ed è già in ritardo. Butto là una domanda, solo per strappargli ancora qualche idea: ma i Salmi oggi servono ancora o sono datati? Domanda non da premio giornalistico, ma almeno ha il merito di interessarlo. Ci siamo già dati la mano per congedarci ma si blocca. Guarda l'orologio. Ha fretta ma vince per un istante la voglia di parlare di spiritualità: "Dio non lascia mai indifferenti. I Salmi ti cambiano, non sei più come prima di averli letti. Noi musicisti siamo antenne in una società che sta divenendo sempre più immagine e sempre meno parola. Assistiamo, impotenti, allo svilimento della parola. I Salmi non corrono questo rischio perché sono parola e immagini, un mix che è energia. Dinamite pura".
Secondo lampo. Sempre a Bologna, settembre 1997. Mancano pochi minuti all'esibizione davanti a Giovanni Paolo II, nell'ambito del Congresso eucaristico italiano. Ci sono artisti di prim'ordine, Bob Dylan sopra tutti. Non è un novellino, eppure Dalla è emozionato. Lo si vede. Lo riconosce. "Il Papa è il Papa, non è mica uno scherzo". Ha ragione. Afferro l'occasione per parlare ancora insieme di Dio. E in quel contesto Dalla tira fuori una professione di fede chiara e disarmante: "Sono credente. Credo in tutto ciò in cui si può credere, in Dio come nell'arte, nel mare, nella vita. Credo in Dio perché è il mio Dio. Lo riconosco negli uomini, nei poveri soprattutto, in tutti coloro che hanno bisogno di aiuto. Mi ha sempre colpito la decisione di Cristo di nascere povero. Lui, povero, è il futuro. La fede cristiana è il mio unico punto fermo, è l'unica certezza che ho". Ricordo il suo sguardo e poi un gesto che rivela il suo essere grande uomo di palcoscenico: sicuro di avermi scosso mi fa un inchino, come a dirmi "ecco, era questo lampo di verità che volevi da me, no?".
Credo di non andare troppo lontano dal vero indicando nella figura di Gesù il suo interesse più alto. Ogni volta che l'ho incontrato, era il nome che più ripeteva: "Gesù capiva la gente, i suoi amici erano pescatori, prostitute, persone semplici e povere". Come i personaggi delle tue canzoni, azzardai una volta. Nella sua risposta, sono certo, c'era anche un autoritratto in chiaroscuro: "Non siamo fatti tutti di sacro e profano? Non capita di guardare il cielo e di avere i piedi nel fango? Ma Gesù è un'altra cosa. Mi ha sempre emozionato il fatto che la persona guarita da Lui stava bene non perché finalmente poteva camminare o vedere ma perché, finalmente, aveva trovato qualcuno che si era identificato con lei, l'aveva capito fino in fondo". La fede, che ho in comune con Dalla, mi porta a credere che la sua speranza oggi sia già certezza.
(©L'Osservatore Romano 2 marzo 2012)
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Non cambierà il logo
la Croce rossa indonesiana
JAKARTA, 1. La Croce rossa indonesiana, meglio nota con l'acronimo Pmi (Palang Merah Indonesia), ha confermato nei giorni scorsi che "non cambierà mai" il tradizionale logo che l'ha resa celebre e la caratterizza in tutto il mondo. La precisazione è una risposta diretta alle critiche rivolte da alcuni esponenti politici del Prosperous Justice Party (Pks), un movimento filo-islamico, secondo cui il simbolo composto da una croce rossa è "fin troppo facilmente identificabile" con la tradizione e con la cultura cristiana.
Una critica rispedita al mittente dai volontari e dagli attivisti che considerano una modifica alla stregua di una "resa agli estremisti" e giudicata "priva di fondamento" anche dall'ex vice-capo di Stato Jusuf Kalla. Muhammad Muas, membro esecutivo della Croce rossa indonesiana, ha ricordato che il logo "è frutto di un accordo sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1949, che Jakarta ha ratificato in via ufficiale ed è tenuta a rispettare. Il simbolo - ha aggiunto Muas - non ha legami con il cristianesimo. L'Indonesia è uno Stato laico, non confessionale basato sui dettami dell'islam. L'Indonesia - ha concluso l'esponente della Palang Merah Indonesia - è una nazione che rispetta il pluralismo".
In passato, a difesa della Croce rossa indonesiana era sceso in campo anche Jusuf Kalla, numero due del Paese, durante il primo mandato di Susilo Bambang Yudhoyono, musulmano devoto e originario delle Sulawesi del Sud. "Dobbiamo essere orgogliosi" aveva sottolineato l'ex leader del partito nazionalista Golkar, durante i festeggiamenti per i 66 anni della Pmi nel settembre del 2011, sottolineando che "essa opera in aree di guerra e in condizioni difficili guadagnando la stima e il rispetto di tutti".
Alla base della proposta di modifica del logo della Palang Merah Indonesia, hanno spiegato alcuni esperti, vi sarebbe il proposito avanzato da alcuni leader ed esponenti del Prosperous Justice Party di "legare" la Croce rossa indonesiana alla Mezzaluna rossa musulmana.
(©L'Osservatore Romano 2 marzo 2012)
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Il taglio delle feste religiose
può attendere
FÁTIMA, 1. Ancora nulla di fatto in Portogallo per l'abolizione dal calendario dei due giorni di vacanza legati a festività religiose, così come sollecitato dal Governo per fare fronte alle enormi necessità legate alla crisi economica internazionale. La materia è ancora oggetto di valutazione della commissione mista, alla quale partecipano rappresentanti statali e della Chiesa cattolica. E per questo l'attuazione del provvedimento potrebbe anche essere soggetta a possibili ritardi. È quanto ha precisato il segretario della Conferenza episcopale portoghese, padre Manuel Morujão, al termine della riunione mensile del Consiglio permanente. "La cancellazione delle due festività è ancora in discussione", ha detto il religioso, sottolineando come sia necessario compiere un passo per volta.
Lo scorso 2 febbraio il Consiglio dei ministri portoghese ha approvato un disegno di legge contenente modifiche al codice del lavoro, in cui è prevista l'abolizione di due festività civili - 5 ottobre (festa della Repubblica) e 1° dicembre (restaurazione dell'indipendenza) - e di due religiose - Corpus Domini e 15 agosto (assunzione di Maria). Presentando il provvedimento il ministro dell'Economia e dell'occupazione, Álvaro Santos Pereira, ha parlato in quella occasione di "simmetria" nei sacrifici concordati con la Chiesa cattolica. Infatti, l'aumento del numero dei giorni lavorativi è una necessità imposta dalla crisi economica internazionale, che come noto vede il Portogallo tra i Paesi europei più esposti. Necessità su cui Governo e parti sociali hanno convenuto nel "patto per la crescita, la competitività e l'occupazione" siglato il 18 gennaio scorso.
Il ministro dell'Economia ha quindi reso noto che, da parte statale, si procederà alla cancellazione delle festività del 5 ottobre e del 1° dicembre. Quanto alle festività religiose la loro individuazione sarebbe avvenuta - ha precisato il ministro - appunto in modo simmetrico e nel "contesto del Concordato". Una prima riunione della commissione bilaterale si è svolta nei giorni scorsi. La prossima è stata fissata per il mese di aprile. "Non sempre tutto può accadere con la velocità che vorremmo", ha detto il segretario dell'episcopato lusitano, per il quale non è scontato che la cancellazione delle festività debba entrare in vigore già quest'anno. Infatti, considerando che il Corpus Domini non è poi così lontano - la festa nel 2012 cade il 7 giugno - secondo il sacerdote, il Governo potrebbe anche mantenere la festività in calendario almeno per quest'anno. Ogni decisione, ha aggiunto, dovrà comunque anche tenere conto dei sentimenti del popolo portoghese, tenendo presente che le festività religiose "hanno molto a che fare con la vita delle persone, sono elementi della cultura".
Nei mesi scorsi era stato il presidente della Conferenza episcopale portoghese, il cardinale patriarca di Lisbona, José da Cruz Policarpo, al termine dei lavori del Consiglio permanente, ad affrontare pubblicamente il tema della soppressione di alcune festività religiose. Il porporato, anche di fronte a qualche malumore emerso all'interno del mondo cattolico, aveva rinviato a quanto previsto dal Concordato esistente tra Portogallo e Santa Sede. Ricordando appunto che, secondo il testo dell'accordo del 1984, lo Stato riconosce come festivi unicamente le domeniche, mentre il riconoscimento civile delle altre festività cattoliche viene lasciato al raggiungimento di opportune intese.
(©L'Osservatore Romano 2 marzo 2012)
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L'attesa quaresimale della Pasqua del Signore è una occasione propizia per sensibilizzare l'intera Chiesa Cattolica a favore della Terra Santa, promuovendo particolari iniziative di preghiera e di carità fraterna. Rivolgo, perciò, un cordiale invito a tutte le comunità ecclesiali affinché si pongano al fianco dei cristiani di Gerusalemme, Israele e Palestina, come dei Paesi circostanti, Giordania, Siria, Libano, Cipro, Egitto, i quali compongono insieme quella Terra benedetta. Il Figlio di Dio fatto uomo, dopo averla attraversata per annunciare il Regno ed aver confermato la parola con prodigi e segni (cfr. At 2, 22), è salito alla Santa Città per immolare Sé stesso: ha patito, è morto sulla Croce, è risorto e ci ha donato lo Spirito. Da allora ogni cristiano ritrova se stesso in quella Città e in quella Terra. Ciò è possibile perché ancora oggi i pastori posti dal Signore Gesù vi raccolgono i fratelli e le sorelle nella fede a celebrare l'amore di Colui che "fa nuove tutte le cose" (Ap 21, 5).
PYONGYANG, 1. Positivi segnali di disgelo a nord del 38º parallelo. Con una decisione che potrebbe innescare una vera e propria svolta nei rapporti con l'Occidente e più in generale con la comunità internazionale, la Corea del Nord ha accettato ieri la sospensione di test nucleari, lancio di missili a lungo raggio e arricchimento dell'uranio nell'impianto di Yongboyn, il cuore del programma nucleare del regime comunista di Pyongyang, dando inoltre il via libera all'ingresso degli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea). Il sì alla moratoria - in un Paese dove circa la metà dei 25 milioni di abitanti soffre la fame - è stato sbloccato dall'impegno di Washington all'invio di consistenti aiuti umanitari per l'isolato regime del presidente Kim Jong Un che, a sole due settimane dalla sua presa del potere, sembra così voler condurre il regime comunista fuori da quel cono d'ombra diplomatico in cui da anni è avvolto.
Il prestito triennale illimitato, offerto da Francoforte alle banche europee al tasso agevolato dell'un per cento, ha totalizzato ieri 529,5 miliardi, superando i 490 miliardi di dicembre. Un quarto dei fondi è andato alle banche italiane, capitanate dalla maxi-sottoscrizione (24 miliardi) di Intesa Sanpaolo. È stata una "pioggia di denaro" che - secondo gli esperti - potrebbe evitare una stretta creditizia di lungo periodo. Negli auspici, la seconda Long-Term Refinancing Operation della Bce dovrebbe rilanciare il credito all'economia, favorire la patrimonializzazione delle banche e dare respiro ai titoli di Stato. Molte banche, messo al sicuro il funding per i prossimi mesi, possono ora impiegare le risorse per sottoscrivere bond governativi, che poi tornano alla Bce a garanzia di ulteriore liquidità. Un'operazione che genera ampi margini d'interesse e che - negli auspici di Francoforte - mira anzitutto a rafforzare il capitale. L'iniezione netta delle due aste è stata di 520 miliardi (vanno sottratti i fondi rientrati a scadenza alla Bce). Con la mossa di ieri la liquidità in eccesso nel sistema bancario europeo sfonda ogni record attestandosi a 850-900 miliardi (stima Reuters), cifra che mette le misure di Francoforte sullo stesso piano di quelle dispiegate dalla Federal Reserve americana.
I giornali stranieri ne hanno dato notizia denunciando - come ha fatto "Liberation" - la gravità di quanto è accaduto e riportando le assicurazioni del Governo che prometteva di trovare e di dare la giusta punizione ai colpevoli. Parole rimaste senza seguito, finora.
Libri, collezioni di manufatti di piccole dimensioni, papiri, minerali, reperti di flora e di fauna disegni e note, tutto era conservato nelle stanze dell'istituto. Questi lavori vennero in un primo momento pubblicati su vari giornali, ma presto fu creato un organo ufficiale dell'istituto: le "Mémoires sur l'Égypte". E molti suoi articoli finirono poi nella celebre Description de l'Égypte.
Non lo è. Incontrandolo si capiva immediatamente perché per fare libri, stamparli e anche venderli, prima servono le idee e poi il denaro. Essenziale per l'attività di Colla è stata soprattutto la presenza di don Primo Mazzolari, fino al punto che lo stesso don Primo sentirà addirittura il bisogno di scusarsi con i genitori di Colla, quasi lo avesse distolto da un'altra carriera e professione.
II 12 febbraio 1954, in occasione della pubblicazione del suo volume, Mazzolari scrisse da Bozzolo, dove era parroco, una lettera a monsignor Zinato, vescovo di Vicenza, con cui accompagnava l'omaggio de La parola che non passa dicendo: "Un giorno l'avete fermata "d'autorità", senza neppure leggerla. E portava il regolare imprimatur della vostra curia. Ve ne scrissi allora, non per me, che sono abituato alle umiliazioni, ma per lo stampatore, che ci rimetteva parecchio senza colpa alcuna. Non mi avere risposto: e avete fatto bene se credete che un sacerdote perduto non meriti neppure la carità di una buona parola. Poi, il volume senza che io volessi, ha fatto la sua strada, e sento il dovere di presentarvelo. E un omaggio pulito e devoto: e se V. E. avrà la bontà di scorrerlo, troverà che l'amore alla Chiesa e la fedeltà ai suoi insegnamenti possono venir fuori incorrotti anche dal cuore e dalla mente del più povero prete, tanto più bisognoso d'equità e di benevolenza, quanto più grande è la sua povertà. Vi bacio la mano devotamente, don Primo Mazzolari".
Non lo conoscevo così bene da poter tracciare un suo profilo. Sicuramente in queste ore quanti gli sono stati vicini, e con lui hanno collaborato, possono contribuire, in modo più preciso, a ricordarlo come merita. Nel mio piccolo posso però condividere qualche ricordo.
DAMASCO, 29. Mentre dalla Siria giungono drammatiche denunce di persistenti e quotidiane stragi di civili, non danno ancora risultati gli sforzi della diplomazia internazionale, che si conferma divisa, di dare soluzione alla crisi. Di almeno 7.500 morti dall'inizio delle proteste, nel marzo scorso, ha parlato il vice segretario generale dell'Onu per gli affari politici, Lynn Pascoe, in un'audizione ieri al Consiglio di sicurezza. Pascoe ha spiegato di non poter fornire il numero esatto delle vittime delle proteste, ma ha sostenuto che secondo rapporti credibili, in Siria muoiono oltre cento persone al giorno. Pascoe ha sostenuto che le mancate decisioni del Consiglio di sicurezza per "fermare la carneficina" hanno incoraggiato il Governo siriano a ritenere di poter agire "impunemente". Secondo Pascoe, circa 25.000 siriani sono scappati nei Paesi limitrofi mentre gli sfollati interni sono tra i cento e i duecentomila.
Come esempi di digiunanti molti personaggi dell'Antico Testamento sono presentati sia come modelli per i cristiani sia come figure e precursori di Cristo stesso. Nello stesso tempo, per esaltare il digiuno come un "frutto bello" - che può tuttavia diventare guasto se non è praticato con la più sincera ispirazione - l'autore si serve anche di immagini tratte da ciò che lo circonda: "Osserva la natura, nel caso in cui siano stati contaminati frutti allettanti in qualcosa infetto! Il nostro senso ne prova disgusto, una volta che siano stati ben lavati". Oppure si avvale di immagini della quotidianità: "Benedetto colui che ci donò un'immagine, in cui, se ben guardiamo, si trova lo specchio per la nostra invisibile unità. Vediamola, miei fratelli, nei simboli delle cose visibili. Osserviamo il caglio: se è immesso nel latte liquido, non cola più la sua liquidità, poiché si rapprende insieme alla forza coagulante".
BAMAKO, 29. Si moltiplicano gli appelli a fronteggiare l'emergenza umanitaria nel Sahel e, in particolare, nel nord del Mali, dove la condizione delle popolazioni civili è resa drammatica dal conflitto in atto tra l'esercito governativo e il Movimento nazionale per la liberazione dell'Azawad (Mnla), il gruppo ribelle tuareg che rivendica l'autonomia dell'omonima regione settentrionale del Mali e che lo scorso 17 gennaio ha avviato un'offensiva.
Era stato messo in vendita dagli eredi Marogna attraverso la mediazione della Casa d'Aste Bloomsbury di Roma il carteggio che tanto aveva fatto parlare e scrivere: chi lo pensava distrutto, chi nelle mani di un'amica fidata che lo avesse sigillato per decenni, chi ancora sepolto negli archivi carmelitani francesi e chi miserevolmente affidato alle fiamme per non lasciare traccia. Ora invece è realmente accessibile, grazie all'intervento del presidente del Vittoriale, Giordano Bruno Guerri che ha saputo conquistare il prezioso cimelio.
Il loro precettore a Scaveaghe, il giovane abbé Gorel, ci ha lasciato una descrizione dei due rampolli: "il marchese Antonio, il più vecchio, dal viso un po' femminile, la fronte inquadrata da una bionda capigliatura, occhi vivi, di una corporatura svelta e slanciata, era il preferito in virtù della sua intelligenza e delle sue qualità esteriori. Si intravedevano, nel suo aspetto, la finezza propria dei Carlotti, suoi avi paterni. Il marchese Andrea, più giovane di 18 mesi [in realtà 14 scarsi], assai grande ma più solidamente strutturato del fratello, che amava scherzare sul rosso dei suoi capelli tagliati a spazzola, era più confidente, più accessibile ad una direzione educativa. Buon ragazzo, assai indolente di natura, era meglio dotato di sentimenti che di intelligenza. Egli sognava di diventare ufficiale di marina".
Nel pomeriggio di mercoledì 29 febbraio è stata aperta al pubblico a Roma, ai Musei Capitolini, la mostra "Lux in arcana. L'Archivio Segreto Vaticano si rivela". In esposizione, fino al 9 settembre, circa cento documenti che per la prima volta varcano i confini della Città del Vaticano. La mostra - catalogo Palombi (Roma, 2012, pagine 224, euro 14) - è organizzata da Zètema Progetto Cultura ed è curata da Alessandra Gonzato, Marco Maiorino, Pier Paolo Piergentili e Gianni Venditti. Nella mattina la mostra era stata inaugurata da una visita privata del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, accompagnato dai cardinali Raffaele Farina, Jean-Louis Tauran e Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, dal vescovo Sergio Pagano, prefetto dell'Archivio, da monsignor Cesare Pasini, prefetto della Biblioteca apostolica Vaticana, dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e dai ministri italiani Piero Gnudi e Lorenzo Ornaghi. Dal catalogo anticipiamo (in alto a sinistra) la presentazione del cardinale archivista e bibliotecario e, a destra della foto, quella del vescovo prefetto dell'Archivio
Alla riunione ha partecipato anche l'arcivescovo Alessandro D'Errico, nunzio apostolico in Bosnia ed Erzegovina, il quale durante la solenne celebrazione del 30 gennaio nella cattedrale di Sarajevo, tra l'altro ha indirizzato ai vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli le seguenti parole: "In particolare, come sapete, qui in Bosnia ed Erzegovina ci stiamo confrontando con una questione molto delicata, che riguarda il futuro stesso della fede cattolica nel Paese. Com'è stato ripetuto più volte, purtroppo da un po' di tempo i dati statistici che vengono raccolti ogni anno delle curie diocesane, sono tutt'altro che incoraggianti. E così, nella loro lettera pastorale dell'8 dicembre scorso, i Vescovi di Bosnia ed Erzegovina hanno espresso di nuovo la loro preoccupazione per la situazione, pur con tanta fiducia nell'azione dello Spirito di Dio che guida la storia". "In questo contesto, dobbiamo essere molto grati - ha proseguito - al cardinale segretario di Stato per l'importante messaggio che, a nome del Santo Padre, ha inviato ai nostri vescovi qui convenuti. Il cardinale Bertone ha invitato tutti a dare adeguata attenzione a questa "grave questione"; ha suggerito di programmare comuni linee pastorali al riguardo; e, nella parte conclusiva, ha affermato che il Santo Padre auspica che la riflessione collegiale dei vescovi delle due Conferenze episcopali possa contribuire ad ispirare utili iniziative, per far sì che il popolo croato sia in grado di continuare a svolgere la sua missione ecclesiale in Bosnia ed Erzegovina, e a offrire il suo prezioso contributo per la vita civile del Paese".
CITTÀ DEL MESSICO, 28. Riguardo alle prospettive della seconda fornitura di liquidità all'1 per cento al sistema bancario, il presidente della Banca centrale europea (Bce) Mario Draghi ha affermato: "Con la prima operazione di finanziamento a tre anni da parte della Banca centrale europea, le banche hanno soddisfatto le loro necessità di provvista fondi. Ora ci aspettiamo che con la seconda siano più inclini a espandere il credito all'economia reale". Secondo indagini svolte dalle agenzie di stampa internazionali, l'importo che le banche richiederanno non dovrebbe discostarsi molto dai 489 miliardi di euro concessi a circa cinquecento istituti nell'asta di dicembre (anche se le previsioni variano su uno spettro molto ampio). Rilevano gli analisti che in questa operazione vengono ammessi, per la prima volta, anche i prestiti bancari concessi in sette Paesi, che hanno aderito all'ampliamento dei requisiti varato dalla Bce per facilitare l'accesso delle banche medio-piccole.
Il restauro, durato due anni, è stato intrapreso in vista dell'imminente mostra dedicata a Leonardo dal Museo del Louvre. Il 13 marzo la Gioconda spagnola andrà a Parigi per essere ammirata accanto all'originale. Intanto l'analisi radiologica ha rivelato che il suo anonimo autore ha eseguito le stesse modifiche notate nella Monna Lisa del Louvre. Il che significa che doveva essere un allievo di bottega di Leonardo e che copiava l'originale proprio mentre il maestro provava a catturare nei colori il famoso sorriso. Si tratterebbe quindi della più antica copia conosciuta della Monna Lisa leornardesca, importante perché eseguita insieme all'originale, di cui presenterebbe dettagli ora non più visibili. Dopo la mostra parigina la Gioconda spagnola tornerà al Prado, ma i responsabili della galleria madrilena stanno già considerando di trasferirla in un ambiente più spazioso, nel caso dovesse continuare ad attrarre folle così numerose. È probabile.
Chiusa l'esposizione, si apre la stagione dei bilanci. Per questo Luke Syson, curatore anche del catalogo (insieme a Larry Keith e a altri autori), ha voluto - a conclusione dell'evento - rivisitare pubblicamente il lavoro compiuto in una pubblica conversazione, Learning from Leonardo: The End of the Journey. Tra i problemi che impegnano gli storici dell'arte interessati a Leonardo sicuramente il più foriero di controversie è quello delle attribuzioni. Nel luglio scorso Carlo Pedretti ha espresso su queste pagine le sue forti perplessità sull'attribuzione a Leonardo del Salvator mundi esposto alla mostra. In un'incisiva recensione pubblicata su "The New York Review of Books", lo storico dell'arte Charles Hope (già direttore dell'Istituto Warburg) ha messo in evidenza il carattere controverso di alcune attribuzioni, la necessità di comprendere gli esatti rapporti intercorsi tra Leonardo e gli artisti milanesi attivi sotto la sua influenza come Ambrogio de Predis e Giovanni Antonio Boltraffio, e la possibilità offerta dalla mostra di paragonare le opere milanesi di Leonardo a quelle di artisti locali, suoi contemporanei e imitatori, e di apprezzare i disegni associati ai dipinti (la maggior parte provenienti dalle collezioni reali di Windsor). Hope, per esempio, dubita che la Madonna Litta, oggi all'Hermitage di San Pietroburgo, possa essere considerata opera di Leonardo e ha ricordato la storia della committenza della Vergine delle Rocce per rivedere criticamente l'attribuzione della versione londinese, a suo avviso una copia eseguita da Boltraffio. Il critico d'arte Brian Sewell - che ha commentato la mostra in una serie di recensioni e conferenze - ha sottolineato la necessità di più approfondite analisi tecniche di alcuni dipinti esposti.
Ai contenuti della fede si riferisce quell'iniziativa a lungo preparata da parte della Chiesa cattolico-romana di concepire un catechismo universale e di presentarlo in diversi formati: come enciclopedia, come compendio e come breviario per i giovani, lo Youcat. Simili catechismi si sono dimostrati particolarmente importanti in tutte le situazioni di crisi avutesi nella storia della Chiesa: come accertamento della propria identità, come documento di ambizione didattica, come invito a scoprire il vasto mondo della verità dogmatica e morale, comprese le frontiere e i guardrail, gli sviluppi e le decisioni. In ogni caso un catechismo non sottostà unicamente all'esigenza di documentare il contenuto della fede con correttezza e completezza dottrinale. Esso deve anche rispondere alla gerarchia delle verità, che Gesù stesso ha impostato quando ha espresso la propria critica alla halacha dei farisei: "Voi pagate la decima della menta, dell'aneto e del cumino, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà" (Matteo, 23,23). L'orientamento classico di un catechismo nei confronti del Credo, dei sacramenti, del decalogo e del Padre nostro consente una simile accentuazione. Come questa però vada posta in relazione con l'ampiezza dei 2865 paragrafi, che sembrano rispondere in maniera quasi definitoria a pressoché tutte le singole domande dell'essere cristiano, va spiegato in modo preciso. Decisivo risulta il fatto che il luogo del catechismo venga considerato all'interno della vita di fede e della dottrina di fede. Esso non costituisce mai un fenomeno primario, bensì uno secondario della fede cristiana. Questa ha sin dagli inizi un contenuto chiaro, che richiede una spiegazione: il Dio unico, Padre e Figlio e Spirito Santo, e tutto quanto Dio ha compiuto per la salvezza dell'uomo. Ciò però il catechismo non può saperlo da sé, bensì può solo trarlo dalla Sacra Scrittura, dalla liturgia della Chiesa, dalla tradizione viva di tutti coloro per i quali è sacro il Vangelo, dal servizio ai poveri. I nuovi catechismi cattolici rispettano tale fatto, nella misura in cui mediante immagini e testi tratti dalle fonti delineano il contesto della vita cristiana, entro il quale la dottrina si deve sviluppare. A questo punto però l'ermeneutica della fede deve essere coerente. Ai concetti ed alle formulazioni, alle definizioni e distinzioni, che hanno tutto il loro significato dogmatico, devono aggiungersi anche le storie della fede, i colori e i profumi della liturgia, soprattutto i volti di quegli uomini e donne, che si impegnano per quella fede, che senza di loro nemmeno esisterebbe. Allora la strategia della nuova evangelizzazione non potrà consistere unicamente nella propagazione del catechismo, bensì dovrà piuttosto - come formulava il concilio Vaticano II - apparecchiare in maniera più ricca la "mensa della Parola" (Dei Verbum , 21) e creare nuove possibilità di accedere alla Sacra Scrittura, la prima storia della fede, la fonte originaria della liturgia, la primitiva galleria di persone che hanno creduto. Ciò presuppone un ampio spettro di iniziative di pastorale biblica. Queste non devono limitarsi a fornire informazioni sulla Bibbia, quanto piuttosto introdurre nella stessa. La nuova evangelizzazione consiste in un'alfabetizzazione. Leggere l'intera Bibbia è il suo ambizioso traguardo. Si deve però essere realisti. L'imperativo del momento consiste in una Bibbia per principianti: non una Bibbia che subito ci travolga con 1500 pagine, bensì che renda visibile la struttura dell'insieme, con molte possibilità di accesso nella grande corrente della storia che parte da Adamo ed Eva ed arriva fino a Cristo ed alla comunità dei redenti e nelle numerose correnti e vortici delle storie singole, che forniscono alla grande storia la sua drammatica e concrezione. La lettera agli Ebrei ha stabilito i parametri: essa impiega la Scrittura al fine di trovare un linguaggio della fede; la Scrittura non le interessa però solo in quanto alla lettera, bensì come mezzo per lo Spirito, che rende viva la parola di Dio perché apre le orecchie e i cuori degli uomini.
CATANIA, 28. L'e-book entra a scuola. Accade in Sicilia, per la prima volta in Italia, nelle classi svantaggiate in obbligo formativo che popolano il mondo della formazione professionale. L'iniziativa è dei salesiani, che in continuità con la proposta "forte e innovativa" del loro fondatore, san Giovanni Bosco, hanno abbracciato con convinzione l'adozione delle nuove tecnologie didattiche per valorizzarne in pieno le potenzialità educative. Infatti, il libro elettronico, nato principalmente per trasferire nel mondo dei nuovi media e dei supporti digitali un'esperienza di lettura analoga a quella del libro a stampa, oggi risulta in grado di veicolare metodologie e contenuti rivolti specificamente al mondo della didattica e della formazione. Il punto di forza dell'e-book, spiega un comunicato della sede siciliana del Centro nazionale opere salesiane - Formazione aggiornamento professionale (Cnos-Fap) sta nella "capacità di superare i limiti del libro a stampa in termini di interattività, flessibilità dei percorsi, ricchezza multimediale dei contenuti". Infatti, oltre a essere uno strumento che permette di leggere libri elettronici e crearli, l'e-book consente di ascoltare musica, telefonare, controllare la posta elettronica, e così via.