sabato 28 luglio 2012

Meditazione sul Vangelo di Giovanni capitolo 6. La Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci nel tempo dello Spread. XVII Domenica del Tempo Ordinario. Anno B. 29 Luglio 2012

Oggi inizia la lettura del VI Capitolo di Giovanni che mette dinanzi a noi due segni o miracoli: la moltiplicazione dei pani (Gv 6,1-15) ed il camminare sulle acque (Gv 6,16-21). Poi viene menzionato il lungo dialogo sul Pane di Vita (Gv 6,22-71). Giovanni mette il fatto vicino alla festa di Pasqua (Gv 6,4).
L’approccio centrale è il confronto tra l’antica Pasqua dell’Esodo e la nuova Pasqua che avviene in Gesù. Il dialogo sul pane di vita chiarirà la nuova pasqua che avviene in Gesù.

• Giovanni 6,1-4: La situazione.
Nell’antica pasqua, la moltitudine attraversa il Mar Rosso. Nella nuova pasqua, Gesù attraversa il Mare di Galilea. Una grande moltitudine seguì Mosè. Una grande moltitudine segue Gesù in questo nuovo esodo. Nel primo esodo, Mosè sale sulla Montagna. Gesù, il nuovo Mosè, sale anche lui sulla montagna. La moltitudine seguiva Mosè che realizza grandi segnali. La moltitudine segue Gesù perché aveva visto i segnali che realizzava per i malati.

• Giovanni 6,5-7: Gesù e Filippo.

Vedendo la moltitudine, Gesù confronta i discepoli con la fame della gente e chiede a Filippo: "Dove possiamo comprare pane perché costoro abbiano da mangiare?" Nel primo esodo, Mosè aveva ottenuto cibo per la gente affamata. Gesù, il nuovo Mosè, farà la stessa cosa. Però Filippo, invece di guardare la situazione alla luce della Scrittura, guardava con gli occhi del sistema e rispose: "Non bastano duecento denari!" Un denaro era il salario minimo di un giorno. Filippo constata il problema e riconosce la sua totale incapacità per risolverlo. Si lamenta, però non presenta nessuna soluzione.
• Giovanni 6,8-9: Andrea ed il ragazzo.

Andrea, invece di lamentarsi, cerca una soluzione. Trova un ragazzo con cinque pani e due pesci: Cinque pani d’orzo e due pesci erano la razione giornaliera di un povero. Il ragazzo consegna la sua razione giornaliera! Lui avrebbe potuto dire: "Cinque pani e due pesci, ma cos’è questo per tutta questa gente? Non servirà a nulla! Dividiamo tutto questo fra di noi, tra due o tre persone!" ma invece, ha il coraggio di dare i cinque pani ed i due pesci per alimentare 5000 persone (Gv 6,10)! Chi fa così, o è pazzo o ha molta fede, credendo che per amore di Gesù, tutti si dispongono a dividere il loro cibo come fece il ragazzo!

• Giovanni 6,10-11: La moltiplicazione.

Gesù chiede alla gente di sedersi per terra. Poi moltiplica il cibo, la razione del povero. Dice il testo: "Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero". Con questa frase, scritta nell’anno 100 dopo Cristo, Giovanni evoca il gesto dell’Ultima Cena (1Cor 11,23-24). L’Eucaristia, quando è celebrata come si deve, porterà le persone a condividere come spinse il ragazzo a dare tutta la sua razione per essere condivisa.

• Giovanni 6,12-13: Gli avanzi di dodici canestri.
Il numero dodici evoca la totalità della gente con le sue dodici tribù. Giovanni non informa se avanzarono anche pesci. A lui interessa evocare il pane come simbolo dell’Eucaristia. Il vangelo di Giovanni non ha la descrizione della Cena Eucaristica, però descrive la moltiplicazione dei pani, simbolo di ciò che deve avvenire nelle comunità mediante la celebrazione della Cena Eucaristica. Se tra i popoli cristiani ci fosse una vera e propria condivisione, ci sarebbe cibo abbondante ed avanzerebbero dodici canestri per molta altra gente!

• Giovanni 6,14-15: Vogliono farlo re.

La gente interpreta il gesto di Gesù dicendo: "Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!" L’intuizione della gente è giusta. Gesù di fatto è il nuovo Mosè, il Messia, colui che la gente stava aspettando (Dt 18,15-19). Ma questa intuizione era stata deviata dall’ideologia dell’epoca che voleva un grande re che fosse forte e dominatore. Per questo, vedendo il segno, la gente proclama Gesù Messia e chiede di farlo re! Gesù nel percepire ciò che poteva avvenire, si ritira da solo sulla montagna. Non accetta questo modo di essere messia ed aspetta il momento opportuno per aiutare la gente a fare un passo.

Considerazioni

La semplicità del racconto non deve trarre in inganno. Giovanni sta presentando la vera identità di Gesù attraverso i segni che compie. Essi rivelano non solo un potere straordinario ma che in Gesù si nasconde il Messia, il Figlio di Dio. Di fronte alle possibili incomprensioni. Gesù fugge, indicando così che bisogna cercare più a fondo per comprendere la sua vera identità.

Gesù e Filippo

In questa pagina evangelica vanno rilevati due aspetti importanti: la fede dei discepoli e il motivo del pane.

Il primo aspetto emerge nel v. 6 «Diceva così per metterlo alla prova». É solo Giovanni a raccontare che è stato Gesù a provocare Filippo, chiedendogli dove si potesse comprare il pane, e questo proprio per metterlo alla prova. Nella Bibbia «la prova» richiama il cammino nel deserto, tempo e spazio della prova cui Dio sottopone il popolo;

Gesù mette alla prova i suoi discepoli perché emerga ciò che essi hanno veramente nel cuore (cfr. Dt 8,2: il Signore ti ha messo alla prova «per sapere quello che avevi nel cuore») e permettere loro di compiere un passo in avanti nella fede.

Gesù provoca Filippo chiedendogli dove si potesse comprare pane per la folla (v. 5). Gesù intende far emergere i pensieri di Filippo che si rivelano dominati da una logica sbagliata: il discepolo, infatti, rinuncia ad intervenire non perché non sia generoso, ma perché pensa che, anche se fosse così ricco da poter regalare duecento giornate lavorative (questo significano i duecento denari), non riuscirebbe nemmeno a dare un pezzo di pane a ciascuna di quelle persone. Secondo Filippo i problemi della gente sono soprattutto questione di «mezzi» e in questa logica, non potendo fare tutto, rinuncia in partenza ad agire.

Gesù e Andrea

Subentra Andrea e le sue parole manifestano una maggiore fiducia in quello che Gesù può fare. Andrea dice: «C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci (v. 9). É un paradosso che si debba ricorrere al bambino, per avere la soluzione di problemi così grandi, ma è appunto lo spirito di un bambino disposto a «perdere» il poco che ha portato per sé, che può risolvere il problema. Questi pochi pani messi nelle mani di Gesù diventano la base per saziare la moltitudine. É però necessario che quei pani vengano «perduti» dal Bambino per poter essere moltiplicati. Il brano è, quindi, anche un insegnamento sulla fede. Tutto viene da Dio, perché tutto è grazia, ma Dio chiede la collaborazione fattiva dell'uomo. Gesù, per sfamare la folla, si serve di cinque pani e due pesci di quel bambino, chiede un segno di disponibilità, certo inadeguato rispetto alla situazione, ma un piccolo segno diventa così grande se con esso si esprime tutta l'apertura della persona a Lui.

Questo «segno» compiuto da Gesù insegna ad affrontare la vita con una logica diversa.

Se la nostra società pone spesso (n.d.c. senza spesso) la sua logica nella forza del denaro, qui si introduce un'altra logica: quella della condivisione e dell'apertura reciproca. Condivisione e apertura che non sono fatte necessariamente di gesti grandi e appariscenti. C'è chi, come Filippo, che partendo dall'impossibile utopia di risolvere tutto finisce per non fare nulla, e c'è chi capisce, magari esitando come Andrea, che ognuno è chiamato a dare quel che ha e a fare quel che può perché ciascuno riceva quello di cui ha bisogno. Tra i «segni» compiuti da Gesù, nel vangelo di Giovanni, questo è il primo in cui sono coinvolti i discepoli. Essi, i discepoli, sono immagine e simbolo della comunità cristiana che, convinta della logica dell'amore di Dio manifestatosi in Gesù, deve essere animata da spirito di fraternità, disponibilità e condivisione.

Il cristiano non vive da solo, non è un'sola, con il battesimo è entrato a far parte della Chiesa, dove la regola fondamentale è la comunione fraterna che deve legare tra loro tutti i credenti in Cristo. L'immagine del corpo, che nella diversità delle sue membra non annulla l'unità (1 Cor 12,12-27), è stata scelta da Paolo per far capire l'assurdo di tutto che in questo corpo vivo produce ferite, lacerazioni e morte. Con il battesimo si è chiamati a crescere insieme nell'unità. I mezzi della crescita sono l'umiltà, la mansuetudine, la pazienza, la comprensione, atteggiamenti molto lontani da ogni forma di ambizione e competizione. Le differenze dei doni, di ministeri e di capacità, non devono mai scendere sul campo della competizione, dell'esclusione dell'altro, ma della complementarietà, della edificazione reciproca. Nell'unità del corpo di Cristo il perdono è la massima espressione della carità. Il Papa Paolo VI in un discorso fatto in Colombia nel 1968 ha esortato ad associare la carità la giustizia, come misura minima della carità.

All'affermazione di Paolo VI possiamo affiancare l'insegnamento di Giovanni Paolo II nella Centesimus annus:

«L'Amore per l'uomo e, in primo luogo, per il povero, nel quale la Chiesa vede Cristo, si fa concreto nella promozione della giustizia. Questa nostra non potrà mai essere pienamente realizzata, se gli uomini non riconosceranno nel bisognoso, che chiede un sostegno per la sua vita, non un importuno o un fardello, ma l'occasione di bene in sé, la possibilità di una ricchezza più grande. Solo questa consapevolezza infonderà il coraggio per affrontare il rischio e il cambiamento impliciti in ogni autentico tentativo di venire in soccorso dell'altro uomo». (n.d.c. il discorso continua al n. 58).

Il secondo aspetto riguarda il tema del «Pane».

Prima ancora che inizi il discorso di Gesù, nel racconto del miracolo, il pane assume una valenza più profonda, è letto come «segno», e questo senza togliere nulla al realismo del racconto. Il pane assume così molte valenza: esso è anzitutto cibo che sazia la fame del corpo; «perduto» e «offerto» da bambino, diventa segno di condivisione: è riferito a un «Altro», mediante il rendimento, cioè quel pane è visto come segno del donarsi di questo «Altro» alla folla bisognosa. A questo punto esso non indica più solo il pane materiale, che la gente vorrebbe continuare ad avere miracolosamente attraverso la ripetizione del segno, ma è segno di un pane nuovo al quale si accede solo mediante la fede.

La rivelazione per gradi.

Che cosa rivela, e a che cosa educa la moltiplicazione dei pani e dei pesci?

Rivela un Dio tanto innamorato dell'uomo da donare, anzi, da donarsi senza riserve, senza risparmio, senza misura. É un passo iniziale, perché tale rivelazione avrà il suo apice nell'ultima cena e sulla croce. Non è un caso che i gesti e le parole che Gesù usa per moltiplicare i pani ed i pesci siano quasi identici ai gesti ed alle parole dell'ultima cena e della celebrazione dell'Eucarestia. Sono questi i gradi diversi, i passaggi logici di un Mistero tanto grande da non poter essere rivelato in un corpo solo, ma gradualmente, perché la mente e il cuore umani possano comprendere e gustare l'immensità dell'amore di Dio.

Una fede messa alla prova.

A che cosa educa la moltiplicazione dei pani? Il segno compiuto da Gesù ha voluto mettere alla prova innanzitutto i discepoli. Nonostante i segni già compiuti dal Signore, essi sono ancora molto pragmatici, dei perfetti calcolatori. L'uno, Filippo, ragiona su numeri maggiori, Andrea constata la pochezza dei mezzi, ma nessuno dei due prende in considerazione l'ipotesi che Gesù possa compiere meraviglie quanto Dio. Solo la semplicità e l'ingenuità di un bambino sa sognare che da quella miseria Dio possa trarre un'eccedenza addirittura capace di sfamare l'intero popolo di Israele, che è rappresentato dalle dodici ceste avanzate, una cesta per ogni tribù.

Una logica di vita nuova.

Questa rivelazione di Gesù e del suo mistero non è uno spettacolo da prestigiatore, ma consente a chiunque di vedere e di credere, di avere uno sguardo nuovo su Dio, sul mondo, su se stessi, sugli altri. E questa prospettiva allargata presuppone una logica di vita nuova: non si fanno le cose perché si hanno i soldi, o perché si ha il potere, o perché si ha una fama, ma perché si crede vitalmente in Cristo, perché si spera audacemente nel nome di Cristo, perché si ama radicalmente in Cristo e come Cristo. Questa è la logica di vita nuova che il segno posto da Gesù illustra e chiede, e questa è una Pasqua ben maggiore rispetto alla liberazione dell'Egitto. Una domanda: Quale Chiesa dobbiamo essere?

Concludendo

Il testo dice che Gesù si ritirò (Gv 6,15), fece anacoresi, si rifugiò nella solitudine per sfuggire la folla, gli onori, gli applausi. Gesù si distanzia anche dai suoi discepoli, ben sapendo che anch'essi erano tentati di tentarlo sul tema della regalità e del potere. Sì, Gesù mette in atto una vera e propria fuga alcuni manoscritti portano il verbo "fuggire" invece del verbo "ritirarsi" in Gv 6,15. Gesù svela così che a volte l'arte della fuga è l'unica possibilità di salvaguardare la qualità e la dignità della propria umanità e l'evangelicità della propria fede.

Eco della Parola

La Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci nel tempo dello Spread

Su questo ci sentiremo un'altra volta.

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